una cosa così triste che non leggerò mai più
I libri sugli scaffali erano vecchi, intendo nuove edizioni rimaste lì per dieci, venti, trent’anni, senza che nessuno li acquistasse e – cosa assai più singolare – senza che nessuno se li venisse a riprendere. Era un posto dimenticato: quella era la libreria che stava chiudendo. L’amavo. Venivo a far visita al libraio, ovviamente vecchissimo, il più spesso possibile. Si lamentava di continuo della sua sfortuna: non riusciva a liberarsi della merce e del negozio: non ci riusciva. «Solo la morte ci può!». E ha avuto ragione. I suoi libri li rivestiva con cura con fogli di giornale… come si fa con il pesce al mercato. A volte passavo ore a leggere le sopracoperte senza neanche sapere cosa ci stesse dentro.